Il mistero della Vulvodinia!

Il mistero della Vulvodinia!

La vulvodinia è una sindrome da dolore vulvare caratterizzata da una serie di fastidi persistenti senza causa identificabile. Può colpire donne di qualsiasi età, indipendentemente dal fatto che siano sessualmente attive. Secondo alcune stime le donne che soffrono di questa patologia nel mondo sarebbero milioni.

Poiché il disturbo non è ben compreso e viene spesso sottovalutato, la diagnosi può essere ritardata o addirittura mancata e il trattamento proposto non è sempre quello efficace.

Questa sindrome può avere un impatto rilevante sulla salute della donna e sulle sue relazioni intime. Ho letto per voi le principali pubblicazioni sull’argomento cercando di raccogliere in un solo articolo come si presenta la malattia, quali sono i segni e sintomi, gli effetti fisici e psicologici, il trattamento e l’importanza di quella che potremmo definire “l’educazione del paziente”.

Origini sconosciute

Il dolore vulvare è classificato in due categorie:

  • dolore vulvare persistente quando la causa è identificabile, come un’infezione, un tumore, patologie ginecologiche o altri disturbi noti;
  •  vulvodinia, definita come “dolore vulvare persistente” presente da almeno 3 mesi senza una causa nota. Il dolore può essere generalizzato o localizzato su una struttura specifica come il vestibolo vulvare o il clitoride, oppure misto. La sindrome del dolore vulvare localizzato è il tipo più comune di vulvodinia.

Per definizione, la causa esatta della vulvodinia è sconosciuta. Probabilmente implica l’interazione di diversi fattori, come la genetica, i disturbi infiammatori, le risposte ormonali, i muscoli del pavimento pelvico indeboliti o ipercontratti e i meccanismi neurologici.

Possibili fattori di rischio per la vulvodinia sono:

  • risposta immunitaria eccessiva o anormale
  •  infiammazione cronica del vestibolo vulvare
  • lesione o irritazione dei nervi periferici
  •  infezione genitali, in particolare da Candida albicans e vaginosi batterica
  •  suscettibilità genetica all’infiammazione vestibolare cronica
  •  debolezza o disfunzione muscolare del pavimento pelvico, che può mostrarsi con ipertono e contrattura
  • uso di contraccettivi orali
  • fattori psicologici.

Manifestazioni cliniche

Le pazienti con vulvodinia possono segnalare dispareunia (rapporto doloroso) e dolore significativo al contatto con il vestibolo vulvare. Le donne spesso descrivono il dolore come bruciore, sensazione di calore, sensazione di spilli, sensazione di taglietti o pulsazioni, persistenza della sensazione di umido dopo aver urinato. Il dolore può essere primario (provocato dal contatto) o secondario (che sorge spontaneamente).

Uno dei segni principali della sindrome del dolore vulvare localizzato è una significativa sensibilità del vestibolo vulvare allo SWAB TEST (anche detto test del “cotton fioc” o point-pressure test). Questo test viene effettuato con un bastoncino con punta di cotone facendo pressione attorno al vestibolo seguendo uno schema circonferenziale (o che segue la disposizione delle ore sull’orologio). Il test della pressione aiuta a mappare la posizione e la gravità del dolore vestibolare. Le donne con vulvodinia localizzata e provocata hanno dolori e reazioni sproporzionate rispetto alla pressione del tocco del tampone di cotone, in particolare nelle zone comprese tra i punti che corrispondono alle ore 4 e alle ore 8.

Diagnosi

La vulvodinia viene diagnosticata principalmente valutando la storia clinica della donna e le manifestazioni e escludendo altri disturbi vaginali.
Gli indicatori diagnostici chiave includono una storia di dolore vulvare persistente che dura da almeno 3 mesi o più senza causa identificabile, SWAB TEST positivo (ma non sempre) alla pressione del tampone e incapacità di tollerare il contatto vaginale (per esempio durante i rapporti, oppure stando troppo sedute o in bicicletta, oppure con il contatto della cucitura dei jeans o pantaloni stretti).

I test di laboratorio, la biopsia e le immagini diagnostiche non sono specifici ma possono essere eseguiti per escludere altre potenziali fonti del dolore.

La sfida del trattamento

Alleviare i sintomi della vulvodinia può essere una sfida perché nessun trattamento funziona per tutte le donne. In effetti, un trattamento che funziona bene per una donna può essere inefficace per un’altra. La paziente deve lavorare a stretto contatto con il professionista sanitario per trovare il trattamento migliore per lei.

Le opzioni di trattamento comprendono la rieducazione del pavimento pelvico attraverso esercizi di rilassamento, di respirazione, di presa di coscienza e propriocettivi; la riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico (terapia fisica del pavimento pelvico con biofeedback e/o TENS); la terapia farmacologica topica e orale; i blocchi nervosi locali; e, come ultima risorsa, la chirurgia.

  • La rieducazione e riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico condotta con o senza  l’aiuto di strumenti come il biofeedback e la TENS aiutano la paziente a imparare a gestire i sintomi modificando le normali funzioni corporee. Eseguire esercizi per rafforzare e rilassare i muscoli della regione pelvica può aiutare a ridurre il dolore nell’area pelvica. Gli esercizi sono di solito eseguiti due volte al giorno. Nel biofeedback una piccola sonda vaginale fornisce dati sull’efficacia del trattamento. Il sollievo dei sintomi e del dolore con questa tipologia d’approccio si ottiene dopo diversi mesi.
  • Gli anestetici topici, in particolare la lidocaina topica, possono ridurre il dolore se applicati almeno 20 minuti prima che il paziente svolga l’attività sessuale. Secondo uno studio, dal 36% al 76% delle donne che avevano difficoltà ad avere rapporti sessuali, sono riuscite ad averne in seguito all’ uso di lidocaina topica. La paziente deve essere però a conoscenza di diversi problemi associati all’uso della lidocaina topica. Poiché può causare intorpidimento del pene, il partner del paziente dovrebbe indossare un profilattico. Inoltre il sesso orale deve essere evitato quando il paziente utilizza questa terapia. Da sottolineare che l’uso eccessivo di lidocaina comporta rischi di tossicità. Bisogna insegnare alle donne come riconoscere i segni e sintomi di tossicità da lidocaina, che includono effetti sul sistema nervoso centrale (confusione, agitazione, atassia, alterazioni visive, perdita dell’udito) ed effetti cardiovascolari come bradicardia.
  • Sono disponibili anche varie creme topiche contenenti farmaci come gabapentin, amitriptilina, ketoprofene, ketamina e baclofene o ormoni come estrogeni e testosterone. Usando applicazioni topiche i pazienti possono evitare reazioni avverse associate alla somministrazione orale.
  • I farmaci orali prescritti per il dolore neuropatico sono efficaci per alcuni pazienti. Questi includono antidepressivi triciclici e farmaci antiepilettici.
  • L’iniezione locale di tossina botulinica di tipo A (BTX-A) interrompe i segnali di dolore e fornisce un sollievo a breve termine (a volte anche a lungo termine per alcune donne).
  • Una soluzione che può aiutare le donne che non rispondono ad altri interventi è il “blocco nervoso”, che consiste nel sospendere temporaneamente la trasmissione del sintomo doloroso attraverso iniezioni locali a base di anestetici.
  • L’intervento chirurgico per rimuovere dal vestibolo vaginale il tessuto responsabile dei fastidi (vestibolectomia) può essere preso in considerazione se altri trattamenti falliscono. Non è raccomandato per le donne con vulvodinia generalizzata.

Altri interventi

È importante insegnare alle donne ad evitare attività e prodotti che possano scatenare il dolore, come ad esempio:

  • intimo sintetico, collant, jeans attillati. L’abbigliamento in cotone è il migliore. Chi è affetto da vulvodinia dovrebbe rimuovere il costume bagnato il ​​più presto possibile ed evitare di nuotare in piscine con molto cloro.
  •  lavande e spray.
  •  prodotti profumati e altre sostanze chimiche potenzialmente irritanti presenti sia nei saponi sia nell’abbigliamento (per esempio l’ammorbidente). Preferire sempre un sapone a pH neutro.
  •  salviette e asciugamani. Le donne dovrebbero usare la punta delle dita per lavare delicatamente la vulva e tamponare (non strofinare) la zona per asciugarla o utilizzare un asciugacapelli per ridurre al minimo il contatto diretto.
  •  attività che esercitano una pressione diretta sulla vulva, come andare in bicicletta, andare a cavallo, lo spinning, la zumba e il pilates. Esercizi come squat, di rinforzo muscolare degli arti inferiori e tutto ciò che comprende eccessiva pressione sulla zona pelvica sono da evitare. Sono consigliati la ginnastica dolce, lo stretching, lo yoga e le camminate.
  • creme antifungine o steroidee, che possono esacerbare i sintomi. Se i sintomi persistono o si intensificano, i pazienti devono contattare il proprio medico per discutere altre opzioni di trattamento.
  • insegnare ai pazienti ad evitare prolungati impacchi caldi, ma un bidet da 5 a 10 minuti in acqua calda due volte al giorno può essere rilassante. Dopo la doccia o il lavaggio dell’area genitale, le donne con vulvodinia dovrebbero applicare uno strato sottile di crema idratante sulla vulva per mantenere l’idratazione.
  • altri elementi di rischio potrebbero essere gli sbalzi termici, in grado di scatenare contrazioni muscolari involontarie. Gite in alta montagna, bagni in acqua troppo fredda, esposizione a temperature rigide potrebbero peggiorare la sintomatologia e vanno affrontate con adeguate protezioni.

L’applicazione di un impacco di gel raffreddato o di ghiaccio tritato in un sacchetto di plastica sulla vulva può aiutare ad alleviare il dolore urente dopo il rapporto. È importante che le pazienti avvolgano il gel o il sacchetto in un panno morbido e che evitino un contatto prolungato per prevenire il congelamento dei tessuti delicati.

Alcune donne scoprono che l’assunzione di alcune sostanze, come la caffeina, i cibi trasformati o lo zucchero, peggiorano sintomi. In questo caso si può provare ad eliminare un tipo di cibo alla volta per determinare se vi sia una regressione dei sintomi.

Gli effetti psicologici e sociali

Secondo Goesling, Clauw e Hassett, dal 30% al 60% dei pazienti con dolore persistente soffrono anche di depressione. Come discusso sopra, alcuni farmaci usati per trattare la vulvodinia, aiutano anche a curare la depressione. Altre misure possono essere raccomandate per il trattamento della depressione, come la terapia con uno psicoterapeuta.

Le donne con vulvodinia spesso riportano livelli più elevati di stress e frustrazione, principalmente a causa dell’impatto del dolore sulla loro vita sessuale, così come i sentimenti d’inadeguatezza e bassa autostima. La terapia cognitiva comportamentale può aiutare i pazienti a far fronte all’ansia legata al dolore della vulvodinia.

La terapia cognitivo comportamentale consiste in trattamenti di counseling che aiutano le persone a comprendere la relazione tra i loro pensieri e la patologia. Questo trattamento aiuta i pazienti a identificare schemi di pensiero negativi o distruttivi e li sostituisce con prospettive positive e aspettative realistiche. Uno studio ha evidenziato come le donne con vulvodinia sottoposte a terapia cognitivo comportamentale abbiano presentato una riduzione dal 21% al 38% dei sintomi del dolore.

La terapia sessuale può essere una possibilità per le coppie per aiutarle a esplorare attività sessuali alternative e fornire supporto reciproco.

Comunicazione, educazione e supporto

Le donne devono essere costanti e determinate nel lavorare con il professionista sanitario per trovare la terapia più adatta a loro. Può accadere che alcuni approcci e terapie non siano subito risolutivi; bisogna avere una certa continuità nel seguire il percorso indicato e fiducia nel proprio referente nel caso in cui sia necessario modificare abitudini e piani terapeutici. Il periodo medio necessario per ottenere i risultati sperati si aggira intorno ai 6-9 mesi. L’educazione, l’ascolto e il supporto continuo sono elementi cruciali che possono sensibilmente contribuire ad un miglioramento del benessere psicofisico.

Ostetrica Sara Furno

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